La socialità nei giovani dopo il Covid: comprendere le difficoltà e ritrovare il contatto con gli altri

Dott. Guido Parente Psicologo Clinico

La pandemia da Covid-19 ha modificato profondamente il modo in cui adolescenti e giovani adulti vivono le relazioni, la scuola, l’università e il tempo libero, durante il periodo che abbiamo vissuto con le restrizioni, le chiusure, le limitazioni, molti giovani hanno trascorso lunghi periodi lontano dai coetanei, rinunciando a esperienze fondamentali per la crescita: incontrarsi, confrontarsi, sperimentare l’autonomia, affrontare i conflitti e sentirsi parte di un gruppo.

Anche dopo la conclusione dell’emergenza sanitaria, per alcuni ragazzi il ritorno alla socialità non è stato immediato: uscire, partecipare a una festa, frequentare nuovi ambienti o iniziare una conversazione possono essere diventati fonte di ansia, insicurezza e disagio.

L’importanza delle relazioni nella crescita

La socialità non rappresenta soltanto un’occasione di divertimento, attraverso il rapporto con i coetanei, i giovani imparano a conoscere meglio se stessi, a esprimere emozioni e opinioni e a costruire la propria identità.

Il gruppo permette di sperimentare appartenenza, riconoscimento e autonomia rispetto alla famiglia, essere accolti e considerati dagli altri contribuisce allo sviluppo dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità, nel periodo della pandemia, molte di queste esperienze sono state sospese oppure trasferite nel mondo digitale, le tecnologie hanno permesso di mantenere i contatti, ma non sempre sono riuscite a sostituire la complessità e la ricchezza della relazione in presenza.

Le difficoltà sociali nel periodo post-Covid

Alcuni giovani hanno ripreso con naturalezza le proprie attività. Altri hanno manifestato una crescente difficoltà a stare con gli altri.

Tra i segnali più frequenti possono comparire:

  • ansia nelle situazioni sociali;
  • paura di essere giudicati;
  • imbarazzo nel parlare con persone nuove;
  • difficoltà a creare o mantenere amicizie;
  • senso di inadeguatezza;
  • timore di essere esclusi;
  • irritabilità e chiusura;
  • riduzione della motivazione;
  • tendenza a trascorrere molto tempo in casa;
  • progressiva rinuncia alle attività sociali.

In alcuni casi, l’ambiente domestico è diventato “lo spazio” particolarmente rassicurante, la cosiddetta comfort zone.

 Uscire e confrontarsi nuovamente con gli altri può quindi essere percepito come faticoso o minaccioso, si può creare un circolo vizioso: il giovane evita le situazioni sociali perché prova ansia, ma l’evitamento riduce le occasioni di fare esperienze positive e aumenta la paura di non essere capace di affrontarle.

Le relazioni attraverso lo schermo

Smartphone, social network, videogiochi e piattaforme di comunicazione hanno avuto un ruolo fondamentale durante i periodi di isolamento.

Le cosiddette relazioni digitali possono essere autentiche e significative, per molti giovani rappresentano spazi importanti di condivisione, espressione personale e appartenenza.

La comunicazione online consente però di controllare maggiormente ciò che si mostra, di riflettere prima di rispondere e di interrompere più facilmente una conversazione, al contrario, una relazione in presenza richiede invece di affrontare silenzi, emozioni, imbarazzo e imprevedibilità.

Per alcuni ragazzi il mondo digitale può quindi diventare più rassicurante rispetto al contatto diretto, il problema non è l’utilizzo della tecnologia in sé, ma la sua eventuale trasformazione nell’unica modalità possibile di relazione.

Social network, confronto e autostima

I social network mostrano spesso immagini selezionate di successo, bellezza, amicizie e divertimento. Il confronto continuo con queste rappresentazioni può far nascere la sensazione che gli altri abbiano una vita più interessante e soddisfacente, un/una giovane può sentirsi escluso anche semplicemente osservando fotografie di incontri ai quali non è stato invitato o leggendo conversazioni nelle quali non riesce a inserirsi.

Paradossalmente, la ricerca di approvazione attraverso visualizzazioni, likes, commenti e reazioni può rendere l’autostima sempre più dipendente dal giudizio esterno.

È importante per lo Psicologo, aiutare i ragazzi a comprendere che ciò che viene mostrato online, rappresenta soltanto una parte della realtà e non restituisce necessariamente le fragilità, le difficoltà e le insicurezze vissute dagli altri.

Il ruolo della famiglia

La famiglia può offrire un sostegno importante, soprattutto quando il giovane manifesta chiusura, ansia o difficoltà relazionali, ecco che diventa  fondamentale creare uno spazio di ascolto nel quale il ragazzo possa parlare senza sentirsi criticato, interrogato o giudicato.

Espressioni come «devi soltanto uscire di più», «passi troppo tempo al telefono» oppure «alla tua età non hai motivo di preoccuparti» rischiano di minimizzare la sofferenza e di aumentare la distanza.

È preferibile mostrare interesse per ciò che il giovane sta vivendo, cercando di comprendere quali situazioni risultino più difficili e quali emozioni siano presenti.

Allo stesso tempo, un atteggiamento eccessivamente protettivo può rafforzare l’idea che il ragazzo non sia capace di affrontare autonomamente le relazioni, il compito della famiglia è accompagnarlo gradualmente, senza sostituirsi completamente a lui.

Quando è utile chiedere un aiuto psicologico

La riservatezza o il desiderio di trascorrere del tempo da soli non devono essere considerati automaticamente un problema, ogni persona ha modalità differenti di vivere le relazioni: alcuni giovani preferiscono gruppi numerosi, mentre altri si sentono maggiormente a proprio agio con pochi amici.

È però opportuno prestare attenzione quando il giovane:

  • evita costantemente ogni occasione di incontro;
  • interrompe amicizie e attività precedentemente importanti;
  • trascorre quasi tutto il tempo in casa;
  • manifesta intensa paura del giudizio;
  • presenta tristezza o irritabilità persistenti;
  • perde interesse per lo studio e per le proprie passioni;
  • mostra alterazioni del sonno o dell’alimentazione;
  • esprime una visione negativa di sé;
  • vive una profonda sensazione di solitudine;
  • considera ogni situazione sociale come una minaccia.

In questi casi, il disagio relazionale può essere associato ad ansia sociale, bassa autostima, sintomi depressivi, esperienze di esclusione o difficoltà nella costruzione della propria identità.

La consulenza psicologica per adolescenti e giovani adulti

La consulenza psicologica offre uno spazio riservato, accogliente e privo di giudizio, nel quale il giovane può raccontare le proprie difficoltà e comprendere meglio ciò che sta vivendo.

Il percorso non ha l’obiettivo di trasformare una persona riservata in una persona estroversa, né di obbligarla a frequentare determinati ambienti, lo scopo è aiutarla a riconoscere i propri bisogni, sviluppare maggiore sicurezza e costruire relazioni compatibili con la propria personalità.

Durante il percorso psicologico è possibile lavorare su:

  • gestione dell’ansia sociale;
  • paura del giudizio e del rifiuto;
  • autostima e immagine di sé;
  • riconoscimento e comunicazione delle emozioni;
  • capacità di iniziare e mantenere una relazione;
  • gestione dei conflitti;
  • utilizzo consapevole dei social network;
  • esperienze di isolamento, esclusione o bullismo;
  • costruzione graduale dell’autonomia;
  • recupero degli interessi e della motivazione.

Il lavoro può procedere attraverso piccoli obiettivi concreti, rispettando i tempi, le caratteristiche e le risorse personali del giovane.

Quando necessario, possono essere previsti anche momenti di confronto con i genitori, nel rispetto della riservatezza e dell’autonomia del ragazzo, per favorire una comunicazione familiare più efficace.

Ritrovare gradualmente la fiducia nelle relazioni

Superare una difficoltà sociale non significa affrontare immediatamente situazioni particolarmente impegnative, il cambiamento può iniziare da piccoli passi: riprendere un’attività, incontrare una persona conosciuta, frequentare un corso o partecipare a un gruppo costruito intorno a un interesse comune.

Ogni esperienza positiva può contribuire a ridurre la paura e a rafforzare la percezione di essere capaci di affrontare il rapporto con gli altri.

Anche l’imbarazzo, l’incertezza e i momenti di silenzio fanno parte delle relazioni, non è necessario sentirsi sempre sicuri o avere immediatamente qualcosa da dire. Le capacità sociali si sviluppano progressivamente attraverso l’esperienza.

Richiedere una consulenza psicologica

Quando la paura, l’isolamento o il senso di inadeguatezza iniziano a limitare la vita quotidiana, chiedere un aiuto psicologico può rappresentare un primo passo importante.

Un percorso personalizzato può aiutare adolescenti e giovani adulti a comprendere le proprie difficoltà, recuperare fiducia e costruire relazioni più serene e soddisfacenti.

Dott. Guido Parente
Psicologo Clinico – Psico-sessuologo – Psicoterapeuta in formazione

Consulenze psicologiche individuali per adolescenti, giovani adulti e adulti.
Riceve su appuntamento a Roma.

Telefono: 334 – 8319292
E-mail: drguidoparentepsi@gmail.com
Sito web: https://drguidoparentepsicologo.it

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