Sul tema delle relazioni tossiche troviamo sul web, nei giornali e nei libri tantissimo materiale e spunti di ogni genere. A mio avviso, tuttavia, quello che può arricchire davvero il terapeuta è dato dai racconti e dalle emozioni, più o meno devastanti, che hanno vissuto i nostri pazienti.
La Dott.ssa Lilian Glass, autrice di Toxic People, è stata colei che ha parlato per la prima volta del termine “relazione tossica”. Questo termine si riferisce a qualsiasi relazione tra persone che non si supportano a vicenda, in cui c’è conflitto e un tentativo di indebolire l’altra parte, caratterizzata da competizione, mancanza di rispetto e mancanza di coesione (Glass, 1995).
Secondo la Glass, mentre le relazioni sane sperimentano alti e bassi fisiologici che si alternano, una relazione tossica rimane costantemente negativa e impoverisce l’energia, con momenti avversi che superano significativamente quelli positivi.
In sostanza, una relazione tossica riflette una disparità nel dare e nel ricevere: vi è “cecità”, non ci si riconosce più, non ci si vede. Spesso una delle parti è abbandonata, con una totale mancanza di empatia, considerazione e ascolto attivo dall’altra.
In altre parole, la realtà è che il partner è diventato controllante, trattiene l’affetto e usa le critiche per erodere la fiducia.
Quali sono i segnali di allarme?
Comportamenti emotivamente invalidanti, gaslighting (termine sempre più utilizzato per indicare una sottile manipolazione psicologica) e le umiliazioni verbali possono essere visti come primi segnali di allarme. Ecco i 6 punti principali:
- Un persistente senso di infelicità, sfiducia e assenza di supporto. Se hai difficoltà a comunicare o esprimere le tue preoccupazioni, questo funge da segnale di avvertimento.
- Incapacità di accettare la responsabilità. Quando un partner rimane sulla difensiva o scarica la colpa sull’altro invece di riconoscere il proprio ruolo.
- Assenza di rispetto. Critiche sottili, sminuimento, fino ad abusi verbali o fisici.
- Gelosia e comportamento di controllo. Controllare il cellulare, voler sapere sempre dove si trova l’altro, tendenze che possono sfociare in stalking.
- Mancanza di protezione e di cura reciproca. Nella coppia sana ci si prende cura del benessere altrui; qui manca la comprensione dei bisogni dell’altro.
- Riduzione dell’autostima. La sensazione continua di essere umiliati porta a insicurezza e declino dell’autostima.
Perché non riusciamo da soli a terminare questo rapporto?
È paradossale: quando ci rendiamo conto di essere intrappolati in una relazione tossica, sebbene a livello logico la soluzione più ovvia sia quella di porvi fine, nella pratica questo è tutt’altro che semplice.
Ci ritroviamo in una situazione che ci procura angoscia, vuoto, paura e solitudine. Potremmo rivivere delle sensazioni di abbandono che forse abbiamo vissuto da piccoli e mai elaborato.
Quali sono i passaggi per uscirne?
Sicuramente cercare l’aiuto di un professionista è il primo passo verso la libertà: trovare un terapeuta con il quale ci sentiamo a nostro agio, con il quale possiamo comunicare tranquillamente, senza sentirci giudicati.
In realtà, alla base di tutto c’è il riconoscere che abbiamo un problema, che stiamo soffrendo, che ci siamo isolati dal mondo, che siamo oggetto di vessazioni verbali e/o fisiche, che stiamo dando luce ad un’altra persona e non più a noi stessi, che ci siamo annullati.
La relazione con un narcisista e i “ritagli di tempo”
Certi individui soffrono di disturbo narcisistico di personalità. Nella loro ricerca di superiorità, un partner narcisista può creare sfide per gli altri, facendoli sentire “inferiori”.
Le relazioni sane prosperano su un’aspirazione condivisa per il successo reciproco. Al contrario, una relazione tossica trasforma ogni risultato in una rivalità. Spesso il partner è irraggiungibile o emotivamente non disponibile, lasciando la sensazione che si debbano vivere o accettare solo i suoi “ritagli di tempo”.
Il controllo e la possessività
Provare gelosia per una persona cara in maniera occasionale è un sentimento comune e sano. Ma quando la gelosia si trasforma in possessività persistente, diventa un problema.
I segnali di natura controllante includono una richiesta costante sul “dove” si trova il partner e una reazione con rabbia eccessiva se “non si risponde subito” ai messaggi. Una frase comune utilizzata dal manipolatore emotivo è: “Se mi ami, devi farlo”.
Ignorare le tue esigenze
È completamente diverso acconsentire a ogni desiderio del tuo partner, in particolare quando contraddice le tue preferenze o la tua zona di comfort (es. una vacanza che non ti va bene).
Potresti trovarti ad essere sempre colpevolizzato, sentendoti sbagliato, inadeguato, inutile. Potresti aver smesso di interagire con amici e familiari per prevenire litigi.
Paradossalmente si diventa dei “Crocerossini”, credendo di avere la capacità di aiutare l’altro individuo, invece di salvare se stessi allontanandosi.
Come Uscire da una Relazione Tossica
Liberarsi dell’affetto non corrisposto o dell’amore tossico può essere difficile. Dopo una discussione o una rottura, è normale ritrovarsi a desiderare quella persona; la nostra mente tende a concentrarsi sui momenti positivi.
Tuttavia, bisogna interrompere completamente ogni forma di comunicazione. Questo approccio è noto come “metodo del contatto zero”.
- Astenerci dall’incontrarlo o vederlo.
- Cessare tutti gli scambi di telefonate, messaggi, e-mail.
- Bloccare le interazioni sulle piattaforme social.
È essenziale coltivare l’autogratificazione, stare in compagnia di amici veri e interagire con coloro che ci sollevano il morale.


